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Netscape e Microsoft hanno fornito il software gratuito per naviga- re in Internet e questa strategia ha portato in due anni la Netscape a Wall Street, oltre a intrecciare collaborazioni con tutti i provider e i carrier telefonici.

Negli ultimi tre anni i server di ricerca si sono ss moltiplicati e hanno notevolmente contribuito all'exploit delle cifre relative al mondo di Internet fornendo fino a ora un servizio com- pletamente gratuito. Emblematica è la vicenda Yahoo! Insomma produttori e borsa han- no scommesso sul mercato, valutabile in otto miliardi di dollari nei prossimi due anni, dei servizi informativi aziendali che hanno alla base la tecnologia Internet collaudata e testata da milioni di utenti, di quel grande laboratorio tecnologico e sociale che è l'In- ternet pubblica.

Le ultime tendenze evolutive di questi ultimi due settori chiave rafforzano quest'ipotesi. Brow- ser che integrano un editor sofisticato per ge- nerare pagine Html Netscape 3 Gold trova- no un utilizzo coerente in mano a un impiega- to che inserisce le info aziendali per un server Intranet, piuttosto che per la creazione di ho- mepage personali.

Search server veloci e basati su costose tec- nologie di punta che possono indicizzare mi- lioni di pagine Html nottetempo, creando da- tabase di parole per ricerche con tempi di ri- sposta di un paio di secondi, trovano una giustificazione per applicazioni più redditizie di tipo Intranet, che per meritorie ma gratuite attività di catalogazione per la libera naviga- zione.

Insomma non si ha nessuna intenzione di svi- luppare Internet, ma di utilizzarla come una sorta di mega betatester, per poi trarne profitti altrove. Come molte nuove tec- nologie, la società delle informazioni, di cui l'autostrada delle informazioni Ai è l'infrastruttura portante, viene promossa da chi, con grandi mezzi finanziari, scommette sui suoi successi. Ma la Rete ap- partiene alla sfera pubblica, è soprattutto una questione di de- mocrazia e di diritti.

È necessario rilanciare il dibattito sul suo ruolo e sulle sue fina- lità, per tre buone ragioni: Talvolta anche noi abbiamo tracciato scenari improntati a un eccessivo ottimismo riguardo alle autostrade dell'informazione. In realtà tutti, dall'ingegnere a chi stila le regole, progettano e pianificano su questo terreno avendo solo come punto di riferimento una visione sbilanciata versogli interessi forti.

Mentre un'Ai disegnata per migliorare la qualità della vita, piuttosto che creare nuovi voraci mercati, non è solo possibile, ma addirittura benefica. Questi "Full Service Network" non forniscono alcun servi- zio di e-mail, di bacheca elettronica e tanto meno di una qualsia- si forma di comunicazione persona-persona. Naturalmente l'Ai non avrà una sola identità, come il nome stes- so potrebbe suggerire. Piuttosto, sarà una collezione di molte differenti reti.

Nonostante questa oggettiva frammentarietà, determinate com- ponenti e determinati servizi saranno dominanti. In questo contesto è chiaro che molti "operatori" osteggiano la presenza di componenti alternative, come le reti civiche, reti co- munitarie e amatorfaji portate avanti da organizzazioni non-profit o da strutture autorganizzate.

In assenza di queste componenti l'Ai sarà probabilmente con- trollata dalle società comprese nell'elenco di quelle periodi- camente redatto da "Fortune", le quali la plasmeranno per i pro- pri profitti. Ci tratteranno come consumatori da bombardare piut- tosto che cittadini da connettere, per di più la scelta dei consu- matori sarà fortemente limitata dai monopoli, siano essi orizzon- tali carrier o verticali editori. Il concetto di "puro e semplice trasporto", per cui i carrier non avrebbero controllo su, e non in- fluenzino cosa è trasmesso e da chi, è fortemente compromesso dalla recente deregolamentazione delle tele- comunicazioni in Usa e da analoghe proposte in via di approvazione in Europa.

Se non in- terverranno fattori nuovi, entro dieci anni il concetto di "puro e semplice trasporto" scom- parirà. Questo interesserebbe anche le apparecchiature per l'accesso alla relè che verrebbero strumentalmente portate all'obso- lescenza rapidamente, obbligando i fruitori a rimpiazzarle o aggiornarle frequentemente per poter rimanere collegati Microsoft docet.

L'Ai vuole che il mercato spinga informazioni verso i consumatori, al contrario, una ben congegnata Ai dovrebbe permettere a ognuno di mettere le infor- mazioni "sulla rete" e ai "cercatori" di localizzarle e di tirarle fuori all'occorrenza. I compratori dovrebbero in piena libertà, sfoglia- re, cercare, scegliere e comprare. Non ci sarebbe più bisogno di pubblicità e di conseguenza perderebbe senso il business di rac- cogliere, scambiare e abusare dei dati personali allo scopo di ri- cavarne un bersaglio per la pubblicità.

Ma, purtroppo, quella che intrawediamo non sarà una rete incentrata sulla libera scelta. Il grande business non è interessato a un mercato libero, ma piut- tosto a un mercato sotto tutela: Anche Internet non ne sarà immune. Il World Wide Web originariamente era orientato alla scelta: Comunque, appena il Web è stato commercializzato, sono stati aggiunti meccanismi di forzatura.

Molti siti Web commercia- li richiedono che gli utenti si registrino per ottenerne l'accesso. La registrazione allo scopo di "visitare" il sito regala al gestore l'indirizzo e-mail, come pure un'indicazione dei propri interessi, per inserire il nome in una lista di marketing diretto. Se per Internet la cattura dei dati dei consumatori deve essere aggiunta a forza, molti degli strumenti cruciali dell'Ai verrebbero progettati sin dall'inizio a questo scopo.

In un "glorioso" futuro, il potenziale di raccolta dati sulle transazioni online sarà amplifica- to al massimo, creando servizi del tipo "Fermati e iscriviti", dove i clienti verranno adescati con prodotti o servizi attraenti ma vuoti, mentre i soldi veri verranno fatti vendendo le liste di questi clienti ad altre compagnie.

Le legittime regole sulla privatezza dei dati e contro l'uso delle informazioni delle persone per scopi di cui non se ne sia preventivamente autorizzato l'uso sono avvertite come un ostacolo dal mercato e verranno presumibilmente osteggiate. C'è un'alternativa a questa visione: Questo la renderebbe orientata alia scelta piuttosto che orienta- ta alla costrizione. Potrebbe supportare forme di scambio diver- se dal consumo di prodotti. Potrebbe fornire pubblici servizi e in subordine pure quelli privati.

Potrebbe migliorare la comunicazione all'interno. Potrebbe metterci in contatto piutto- sto che bersagliarci. In breve, potrebbe essere un po' più come la Rete civica metropolitana o il Minitel francese e meno come il Full service network di Time-Warner. I fornitori di infrastrutture potrebbero guadagnare con la connettività e la rivendita della banda piuttosto che con gioielli di zirconio, film e pizza. Un tale sistema potrebbe generare un maggior valore complessivo in quanto contribuirebbe a migliorare lo standard di vita di tutti.

Come ha evidenziato J. Barlow, si notano segnali per cui la visione delle corporation non incontra quella del pubblico. Sfortunatamente, ci sono anche segni che i dirigen- ti di quelle corporation sono troppo chiusi mentalmente per no- tarlo in tempo. SIAE Lasciamo da parte questi scenari distopici e concentriamoci ora su alcuni episodi, estremamente significativi, accaduti proprio negli ultimi mesi in Italia.

Già nel corso di più occasioni avevamo avuto modo di notare che in questo paese le trasformazioni giuri- diche relative al digitale marciano a velocità stratosferica e le re- centi novità sembrano proprio confermarlo. Annunciata da una campagna pubblicitaria martellante, alcuni nuovi protagonisti della "cultura" italiana Salvatores, Abatantuono ecc. Il governo Berlusconi, nel novembre , anche per salvaguardare alcuni propri interessi legati al mantenimento dei diritti di proprietà intellettuale su autori quali Pirandel- lo in quel momento in scadenza , decide di ri- toccare la legge d'autore.

Ne appesantisce fortemente le pene, trasformandole da ammi- nistrative in penali, e portando l'arco di prote- zione temporale sugli autori fino a 70 anni dal- la morte dello scrittore, in sintonia con parte della normativa europea su questo tema. Nel contempo vengono introdotti una serie di articoli di legge, proprio per salvaguardare l'opera cinematografica e discografica contro le contraffazioni, che si incentra in particolare nell'ormai famoso art.

Questo articolo in particolare al comma c di- ce: È punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la mul- ta da lire Il danno nei confronti degli esercenti, generalmente prove- nienti dall'area culturale prossima al movimento, è di decine di milioni ciascuno, con l'aggiunta, inoltre, di una serie di comuni- cazioni giudiziarie estremamente impressionanti e pesanti. Al di là delle argomentazioni giuridiche specifiche che possono esse- re protestate in sede dibattimentale, e in particolare il riferimento a quel ai sensi della presente legge, che implicitamente dovreb- be permettere anche ai musicisti di poter usufruire delle partico- lari condizioni contrattuali che regolano l'opera editoriale non si capisce infatti per quale ragione il musicista sia obbligato a far timbrare le proprie opere, mentre lo scrittore no resta il fatto del- le pesanti conseguenze sociali che questo tipo di operazioni comporta.

Fin da ora difatti lo spazio di vendita di merci provenienti da tutta un'area politico-culturale, per comodità definibile come ruotante, ma non solo, attorno ai centri sociali, sarà fortemente limitato e ristretto. Tutti questi negozi di dischi, nati intorno alla passione, sicuramente non distribuiranno più prodotti non vidimati dalla Siae. Quanto accaduto, di fatto segna un pesante arretramento sulla battaglia relativa al copyright e soprattutto per quanto ri- guarda l'autorappresentazione culturale e politica.

Tutta una area infatti si troverà ad accettare questo pesante diktat, pena la pesante ghettizzazione dei prodotti, con conseguenze anche si- gnificative, per questo settore merceologico, su prospettive lega- te al reddito sociale e ai processi di autoliberazione dal lavoro salariato.

L'unica strada per potersi opporre a questo tipo di strategia con- siste nel negare l'esclusività dell'intermediazione rappresentata dalla Siae peraltro affermata chiaramente dalla legge del sui diritti di tutela e rappresentanza dei singoli autori.

Tentare cioè di brandire la parola d'ordine della privatizzazione del setto- re. Ma è questa una strategia a doppia lama, che vede già pronti a schierarsi in prima fila i forti interessi editoriali, per approfittare di un nuovo e lucrativo mercato, già previsto in forte espansione nel prossimo futuro. Dal ritirare i soldi col bancomat al fare un fax, dall'avviso di chiamata all'uso dei telefoni cellulari, dalla richiesta di rimborso della malat- tia alla patente, dagli acquisti fatti tramite carta di credito al rice- vere posta pubblicitaria, dal prendere un libro in prestito dalla bi- blioteca al passare la frontiera Tutto questo po- trebbe voler dire che partecipare alla moder- nità significa essere posti a forme di "sorve- glianza elettronica".

A questi atti della quoti- dianità bisogna poi aggiungere i problemi po- sti dall'uso delle reti informatiche, in cui, come è noto, la trasparenza comunicativa richiesta dalla "netiquette" di fatto permette anche a controllori di stato e privati di "ficcanasare" ad- dirittura sulle nostre opinioni personali e le no- stre abitudini.

Pragmaticamente, negli Usa si è cercato di rispondere almeno a una parte di questi problemi inventando sistemi di critto- grafia a doppia chiave, l'amato Pgp, che tende a salvaguardare, almeno in parte, la riservatezza comunicativa. Il controllo incrociato dei dati, ormai prassi abitudinaria di istitu- zioni governative e gruppi finanziari e di marketing privati, è ora- mai parte integrante della nostra vita, con possibili ricadute in or- dine a problemi relativi al controllo sociale. La paranoia distopica del Grande Fratello sembra quindi riprendere nuovamente forza.

Anche in funzione dei dati appena segnalati, si è assistito in mol- ti paesi europei all'approvazione delle cosiddette leggi sulla pro- tezione dei dati o privacy, di cui ultimo atto è stata l'approvazione nel dicembre scorso della normativa italiana. In realtà le leggi in questione, omologamente a quanto avvenuto in Canada e negli Usa, appaiono più che altro essere delle foglie di fico poste a proteggere più gli interessi dei gruppi privati e della volontà di potenza dello Stato che la necessaria riservatez- za degli atti privati dei cittadini.

E questo accade, crediamo, per l'ambiguità insita nello stesso concetto di privacy: Oggi, la razionalità del controllo ha compiuto un salto di qualità grazie al computer mat- ching, il controllo incrociato, una pratica che ha avuto inizio all'in- circa nel 1 negli Usa. Inoltre le nuove tecnologie possiedono una capacità autorafforzante e autoincrementante, tanto da tra- sformare il problema della sorveglianza stessa da politica in una con caratteristiche e modalità del tutto inedite.

Riassumendo, abbiamo quindi oggi due forme di sorveglianza elettronica. Da una parte quella governativa, insita nello stato- nazione e ulteriormente rafforzata dal suo sviluppo ulteriore: Una modalità, quest'ultima, che per garantire dirit- ti diffusi e distribuiti, ha accentuato il processo del controllo e del- la catalogazione.

Paradossalmente, seppur in presenza di un processo di ordine planetario in cui tende a essere messa in di- scussione la legittimità stessa dell'esistenza dello stato-nazione e quindi della sua forma novecentesca del welfare, assistiamo a un processo in cui il processo di accumulo di dati dei cittadini tende a incrementare, invece che affievolirsi.

Dall'altra parte, abbiamo una sorveglianza di tipo commerciale, un'esperienza per adesso soprattutto nordamericana, ma che: Questa ti- pologia di controllo è finalizzata al bombardamento commercia- le, grazie all'uso intelligente e selezionato in base a indici econo- mici, statisticamente elaborati in modo tale da trarre delle vere e proprie categorie sociologiche di acquisto, che a loro volta sa- ranno bombardate con pubblicità mirata e selettiva direct mail, junk mail, phone mailing eccetera.

Questo è un tipo di sorve- glianza relativo alla capacità di consumo, che va a comporre dei veri e propri profili elettronici, una vera e propria immagine digi- tale fatta di dati data-immagine con conseguenze significative sulle aspettative e prospettive di vita dei cittadini in carne e ossa.

I database vengono difatti venduti e rivenduti, tanto da creare un nuovo e lucroso mercato: Magicamente le poche figure devianti diventano coloro che non consumano, verso cui sarà plausibile ed economico l'utilizzo del- la violenza pura degli organi esecutivi. Ed è una data-immagine che, al di là delle po- che assicurazioni formali che le leggi sulla cosiddetta privacy of- frono, morde in modo significativo il problema Presso definito dal concetto di privacy.

Ormai, a causa della pervasività sempre maggiore rappresentata dagli strumenti elettronici, che manten- gono aperta la casa verso l'esterno, la stessa privacy appare un concetto che ha fatto il suo tempo, legata com'è alla preistoria della modernità. Il concetto di privacy elaborato da Samuel War- ren e Louis Brandeis, come diritto dell'individuo a essere lascia- to solo, affonda le sue radici in un periodo storico, l'Ottocento, in cui è stata nettamente separata la sfera privata da quella pubbli- ca.

La casa veniva traformata in luogo dell' interieur borghese, staccata totalmente dal momento della produzione e in cui era possibile il godimento della merce e in buona sostanza della proprietà privata; ma oggi che la casa è sempre meno luogo del rifugio borghese e sempre più luogo della sorveglianza elettroni- ca, questo richiamo alla sfera intima della privacy appare ogget- tivamente una regressione alla modernità, a fronte del costituirsi del sé aggiuntivo, della data-immagine, caratteristiche dell'età digitale.

Richiesta dalla Convenzione di Schengen, accordo comunitario incentrato su operazioni di polizia e controllo alle frontiere, è sta- ta approvata la legge italiana sulla protezione dei dati e la cosid- detta privacy, che rimanda con una specifica delega al governo la definizione dei compiti e degli obblighi attuativi e la costituzio- ne di un ufficio del garante. La legge difatti non offre alcuna copertura rispetto all'ingerenza dello stato, né a quella degli inte- ressi e delle agenzie private di trattamento dei dati.

Basti pensa- re che si offre assoluta discrezionalità all'attività di accumulazio- ne dei dati da parte degli organi inquisitivi e di sicurezza dello stato e che nella gran parte dei casi non è necessario il consen- so dell'interessato. Per quanto riguarda la sorveglianza commer- ciale e privata viene data implicitamente possibilità di cessione dei dati personali, semplicemente comunicandone notizia al Ga- rante di controllo.

Infine - quasi a esplicita conferma del fatto la legge va soprattutto a costruire una botte di ferro intorno alla legittimità della raccolta dei dati anche personali - si afferma che non si ap- plicano le norme riferite ai dati raccolti precedentemente alla da- ta di entrata in vigore della legge o quelli il cui il trattamento sia iniziato prima della legge in questione.

Che parere dare quindi su questa normativa? Questa è una legge che non tocca se non marginalmente gli interessi privati di fare business sui dati dei cittadini e non limita in alcun modo la volontà di potenza dello stato attraverso i suoi organi di controllo sulla società.

L'unico aspetto positivo sta nel fatto di riconoscere, con la sua stessa approvazione, che esiste il problema. Una leg- ge che forse avrebbe avuto un certo senso se fosse stata appro- vata alla fine degli anni Settanta, ma all'alba del Duemila, sul cri- nale dell'avvento della società digitale, appare oggettivamente inadeguata rispetto alle sfide sociali e tecnologiche in atto.

Un primo aspetto che ci sembra di poter evidenziare è che, pur- troppo, la crisi della modernità ha fatto delle vittime, e tra queste i movimenti sono stati tra i primi a soccombere.

L'ideologia della fine delle grandi narrazioni, per brevità raccolte sotto la dicitura postmodernità, ha cominciato a mietere successi. La mancanza di una grande prospettiva unificante della trasformazione ha, da una parte, lanciato numerose intelligenze alla ricerca di nuovi percorsi e strade da esperire. Dall'altra, l'esito più immediato e percepibile, è un dato di caratte- re esistenziale, esploso con grande violenza proprio negli ultimi due anni. Si tratta di un fenomeno di diffrazione delle coscienze e delle intelligenze, tutte orientate a ritagliarsi un proprio spazio di visibilità mediatica, e tutte tese a giocare un ruoto, per lo più da portaborse, all'interno del grande gioco detta "società deNo spet- tacolo".

Ecco quindi l'improvviso protagonismo letterario di "scrit- tori'' giovanissimi, talvolta aventi come proprio universo vitale quello del movimento, a cui a man bassa ha attinto un'impresa editoriale in grave crisi di idee e progetti.

Ma ecco anche l'esplo- dere di un processo di vera e propria balcanizzazione delle co- scienze, che vede schierati tutti contro tutti, in qualsiasi luogo: È certo che la mancanza assoluta di un'etica comunicazionate sta facendo implodere certi usi e dinamiche dette rete stessa. Superata insomma la prima grande fase delta sua fondazione e successivamente del suo consolidamento, cose avvenute grazie al concorso delle intelligenze di tutt'ltalia, oggi la crisi sembra coinvolgere proprio l'uso "sensato" detta rete, il fatto in sintesi che la rete produca minor senso sociale di quanto ci si potesse aspettare, conducendo peraltro di riflesso atta rivalutatone di rapporti territoriali e locali, che sembravano messi in discussione in una fase precedente.

Come si supera questa crisi? Nel richiamare l'essenziale avverti- mento che, per fortuna, non esiste alcuna avanguardia che pos- sa offrire il giusto rimedio a crisi che appaiono più di carattere generale, al contempo cerchiamo di offrire una nostra ipotesi di lavoro su quanto sta accadendo. In primo luogo, crediamo corretto avviare una riflessione colletti- va sulle dinamiche più sotterranee che albergano in un certo uso delle rete, ponendo attenzione anche all'elemento dell'etica co- municazionate e alla produzione del senso sociale.

Dall'altro, il fatto che, oggi come non mai, la discussione appare verbosa e non collegata ad alcun progetto concreto. Insomma ci pare che si discuta tanto, anche con un livore straordinario, ma che al contempo non si voglia, o non si abbia, la capacità di spor- carsi le mani con dei progetti concreti, di qualsiasi tipo, che allar- ghino la sfera di produzione del senso sociale.

È anche alla luce di quanto sopra che ci chiediamo quali siano state le cause che in Italia abbiano impedito la nasata di espe- rienze di base più avanzate rispetto atte esistenti. Se da ima par- te qualche anno fa, c'erano dette buone premesse per la presen- za e la nascita di esperienze quali Cybernet ed Ecn, a tutt'oggi, come peraltro si leggerà su questo numero di Decoder, sono im- pensabili, almeno al momento, situazioni analoghe agli XsAAII Access forAlf tedesco e olandese.

Cioè di situazioni che, parti- te con dinamiche di movimento, sono riuscite a proporsi come dei servizi ad alto profilo tecnologico e, in assenza di un servizio pubblico adeguato, a costituire dei servizi con valenze di caratte- re generale.

Per- ché per esempio in Germania e in Olanda, non in Inghilterra e Francia è da suggerire, nei fatti è accaduto che forme di impre- se sociali, pur all'interno dell'ambiguità intrinseca del termine, sono riuscite a nascere e a proporsi in maniera intelligente, co- prendo terreni d'interesse molteplici, dallo sviluppo ecososteni- bile, alla progettazione di ambienti con materiali "diversi", alla creazione di circuiti teatrali di valore pari a quelli "ufficiali", alla progettazione di imprese ad alta qualificazione tecnologica co- me per esempio Xs4all.

Varie sono le ragioni di questa maggio- re pragmaticità delle situazioni estere. Qui formuliamo alcune cause in ordine sparso, senza alcuna pretesa di sistematicità né volontà di trattazione organica, giusto a mo 1 di agenda: Prima di tuffarci nell'esperienza italiana riprendiamo l'analisi sul- le modalità di situazioni come Xs4all e consimili: Per esempio vengono messe in gioco delle pro- fessionalità di alto livello in progetti che possono avere un peso rilevante nell'economia dell'informazione di una determinata zo- na geografica.

Viene sottratto alle istituzioni il compito di "toglie- re ai ricchi per dare ai poveri", ovvero addossare agli acquirenti di servizi commerciali i costi della distribuzione gratuita di Inter- net all'intera cittadinanza.

Questo senza chiedere nulla, ma semplicemente diventando i gestori del progetto stesso. La nostra situazione è particolare. Abbiamo infatti una forte pre- senza di soggetti che sono collocati nel punto alto dei processi produttivi moderni come dimostra l'inchiesta sui centri sociali, da noi pubblicata in Geografie del desiderio e inoltre proprio in- torno alle reti alternative circolano sicuramente capacità e pro- fessionalità di un certo livello.

Il problema sta nel fatto che tutti costoro viaggiano separati, atomizzati l'uno dall'altro, senza la capacità di saper pensare o progettare qualcosa che sia d'inte- resse e valore generale. A un livello minimale, il dibattito nato l'anno passato sull'impre- sa sociale, aveva secondo noi anche questo senso: O forse la di- scriminante del reddito va rivista con attenzione. Lo stato welfarista è in grande trasformazione. Si definiranno diversamente compiti e sfere di attività e il grande di- battito è già iniziato da tempo, anche se subirà una sua accele- razione proprio durante i prossimi due anni.

Sicuramente la grande attenzione assegnata ultimamente al volontariato sociale è un segnale di grande importanza politica. Lo stato dismette sfere di attività conquistate durante gli ultimi settantanni e le de- lega, a costi minori, a soggetti giuridici e umani generalmente animati da dinamiche d'impegno sociale.

Ecco quindi la nascita dell'idea del terzo settore realtà non solo italiana, è da dire , la legge apposita, che favorisce vere e proprie corporation del ter- zo settore come Adi e Arci, le iniziative di smantellamento della sanità pubblica in Lombardia, affidate da Formigoni a strutture d'impegno sociale d'ispirazione cattolica clientelare.

Crediamo che questo processo in corso, caratterizzato dalla sot- trazione allo stato di sfere di socialità e impresa, debba essere governato meglio. Proviamo a pensare cosa potrebbe succede- re se al centro di questa dismissione fosse posta la questione del danaro versato per la pensione. I progetti di Treu e Ciampi tentano in effetti di indirizzare la parziale dismissione di denaro "pensionistico" verso i soliti controlli del mercato finanziario e azionario, attraverso V escamotage dei fondi pensione.

Altro im- patto si avrebbe se gruppi numerosi di lavoratori decidessero di autorappresentarsi e pretendessero di ricevere in busta paga l'intero ammontare del salario, compresa la parte che viene ac- cantonata per la pensione. In sintesi bisogna avere idea che è finita una certa idea di stato, come immediato e meccanico prodotto risultante dal conflitto tra le classi, mutuata direttamente da Hegel e Ricardo.

Da Hegel perché è il processo dialettico del conflitto tra le classi che crea la forma-stato, da Ricardo perché la razionalità economica che informa l'attività dei soggetti e ne condiziona l'aspetto legislativo. Oggi questo schema sembra essere in difficoltà: Diversa invece la strategia dell'e- sodo che a partire dagli anni Ottanta numerosi soggetti hanno praticato in Europa in un ventaglio di posizioni fondate sul rifiuto: In una parola si sono resi indisponibili scegliendo la via della riven- dicazione anziché quella della sottrazione di sé alle istanze isti- tuzionali.

Del resto anche Deleuze in più occasioni ha evidenzia- to come il "nomadismo" sia stato ed è forse il tratto caratteristico dell'antagonismo soggettivo di questa fase storica. Quella mongolica è stata l'unica invasione invernale della Russia svoltasi con suc- cesso. L'attività nomade imponeva un non luogo della proprietà privata sulle terre e sulle donne; la supremazia militare derivava esclusivamente dalla velocità in battaglia ovvero dalla capacità di mettere "un mare d'erba fra sé e il nemico".

All'opposto, nei popoli sedentari si è assistito allo sviluppo di un senso religioso avviluppato sul'identità e tendente al fanatismo e un senso arti- stico talmente raffinato da rasentare la decadenza. Allora, ritornando alla questione dell'impresa sociale, crediamo che se ne possa dare un primo quadro concettuale: Per sfuggire al- la volontà di potere e di sussunzione che lo stato, tramite la sua semplice esistenza, tende ad attuare, è necessario confrontarsi e agire su un livello tecnologico e di conoscenza dei saperi di al- to livello.

Insomma bisogna sapersi sporcare le mani costruendo progetti concreti, anche di alto profilo tecnologico, che diano da vivere a chi ci lavora, ma che al contempo rendano trasparente le ragioni e la necessità sociali a un'utenza più ampia.

Le risorse umane ci sono, come crediamo di aver dimostrato con la pubblicazione del questionario dei centri sociali. L'esperienza della modernità crediamo si debba esplicare nell'accettazione creativa di questa sfida. Bisogna riempire di senso sociale l'horror vacui della postmodernità.

Ballarci nella sua casa di Shepperton. Per noi Ballarci è una specie di punto di riferimento lette- rario e teorico, siamo cresciuti sui suoi libri e conoscerlo personalmente è stato molto appagante.

La sua casa è molto semplice, una villetta a schiera con stanze non molto grandi tipo post-working class un giardino incolto sul retro. Vive solo e l'arredamento è semplice. Sui muri bianchi del suo piccolo studio solo tre fotografie: Ci accoglie con simpatia e ci mette in mano un bel bicchierone di whisky.

Dopo venti minuti siamo tutti abba- stanza carburati Qual è il tuo rapporto col il cinema? Data la situazione dell'industria cinemato- grafica in Inghilterra, che ormai è morta Natural- mente molto materiale doveva essere ta- gliato, ma da parte mia lo guardavo filma- re e prendere in esame parti del libro che 10 stesso avrei tralasciato. Molti giornalisti mi hanno di- mostrato la loro ostilità contro Spielberg; uno dei reporter del "New York times" mi ha detto: In realtà ha fatto un lavoro coscienzioso in- terpretandolo perfettamente dal punto di vista psicologi- co.

È un film artistico ma con un'epica hollywoodiana, uno strano paradosso Sono abbastanza esigente sui film di fantascienza, per esempio non mi è piaciuto quando è uscito. Dottor Stranamore era bellissimo, film spiritoso, troppo intelli- gente, troppo ricco, troppo tutto, surrealista a un livello e realista dall'altro.

Mi è sembrato che Kubrik tornasse alla fantascienza vecchia maniera, a delle vecchie cose, non era riuscito a creare per il programma spaziale quello che era riuscito a fare sull'olocausto nucleare. Tra l'altro è sta- to presentato nel , lo stesso anno dell'allunaggio. Mi diede l'idea di un filmato pubblicitario della PanAm. La scena di apertura degli ominidi non mi è sembrata con- vincente Spielberg invece è come me, ha cominciato con la fanta- scienza, un certo tipo di fantascienza.

Spielberg ha continuato, dopo Duel ha fatto un al- tro grande film come Lo squalo e poi Incontri ravvicinati, poi è inciampato con E. T, che comunque era un film mi- rato a un pubblico infantile, ma il suo miglior film è, secon- do voi? Sta combattendo perché in Inghilterra Crash il film esca non tagliato, perché crede che sia un capolavoro. Non ti pare che tutta la voglia di censura, che abbia- mo sperimentato anche in Italia, sul film Crash derivi da una grande paura della "modernità"?

È la paura del cambiamento, del futuro, ma io ho sem- pre scritto sul "cambiamento", questo a partire dagli an- ni Cinquanta, quando vennero introdotti tutti questi ele- menti della modernizzazione: Sen- tivo un irresistibile bisogno di scriverci so- pra. Ho perseverato per dieci anni. Poi, natu- ralmente, è successo l'inevitabile Quando l'ho scritto Crash di certo non lo pensavo nei ter- mini di una novella morale, esploravo alcune tendenze, vicine al confine con la psicopatia, che parevano iscriver- si nel mondo che osservavo.

Senz'altro la situazione post assassinio dei Kennedy, la sensazionalizzazione della violenza stava diventando un elemento dell'immaginario popolare. Vedevi quelle immagini durante le sfilate di mo- da mandate sui televisori, c'erano film come quelli di Gia- cometti, Mondo cane, sembrava di vivere in un mondo ri- valutato invece che in un mondo senza valori. E da quel feeling ho tirato fuori Crash. La prima cosa di cui questo paese, l'Inghilterra, non ha bi- sogno è il passato Wahrol quando è stato a Roma ha detto: C'è troppo passato qui, dobbiamo entrare nel futuro.

Infatti l'unico paese al mondo che ha avuto problemi con Crash il film è stata l'Inghilterra, noi ri- maniamo un'isoletta che non riesce a fronteggiare le sfi- de poste da questo film.

La maggior parte della gente che lo condanna non l'ha nemmeno visto, compreso il nostro ministro al patrimonio culturale Virginia Bottomley.

La no- stra fuga verso la nostalgia rappresenta una profonda de- bolezza, è una paura che sta alla base della cultura bri- tannica. Sono i giovani che devono fare qualcosa per cambiare la situazione. Dove è uscito ed è andato bene, tipo in Canada dove è stato primo in classifica, e non ha provocato né panico nelle strade, né aumento degli incidenti, per quanto ne sappiamo.

Penso imme- diatamente all'elezione di Ronald Reagan a presidente degli Stati Uniti. Un attore di Hollywood, un uomo non molto intelligente, che non riesce neppure a separare la realtà dai film. Per lui la realtà sono ricordi tratti da vec- chie pellicole.

La presidenza di Reagan ha soddisfatto la necessità degli americani di riscoprire se stessi, dopo l'in- cubo dell'assassinio dei Kennedy, l'epoca di Nixon e del Watergate, e il Vietnam. Di spendere, spendere, spendere, far aumentare il debito nazionale, prendere a prestito une. Ted Turner, che è il distributore ha avuto un momen- to di panico ma si è ripreso Nel frattempo sarà sempre possibi- le assistere ai film dei vari Stallone e Schwartzenegger, dove nei primi cinque minuti muoiono cento persone sotto il fuoco di un mitragliatore.

Dov'era il ministro Bottomley quando facevano vedere questi film? A Cannes, al festival del cinema, ho notato le differenze culturali fra i vari intervistatori. Gli americani e gli inglesi chiedevano a Holly Hunter: Non c'è niente da spiegare. Per il guidatore francese la guida è un'espressione di potenza, d'aggressività, di sessualità. Sai qualcosa della situazione italiana oltre al nostro spericolato ed erotico stile di guida? Cosa ne pensi di Berlusconi e del rapporto tv e politica?

Avere un magnate della televisione come politico è una bella storia di questi tempi. La gente non vuole avere un politicante di vecchio stampo. Finora, nel mondo occidentale, la maggior parte dei politici erano avvocati o gente esperta di legge Vogliamo qualcuno che sia post-McLuhan e che venga dal mondo dei media.

Come ho già ripetuto molte volte nel passato: Ci vorrà un po' prima che comprendiate a cosa sta portando questo cambia- mento Nell'era Reagan in Usa è ritorna- ta la ricchezza.

Penso che gli americani non abbiano mai capito le critiche mosse loro dagli europei. E quando lo è diventato ho pensato: In America c'è l'idea che tutto sia mi- tologico, fantastico.

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Allora, ritornando alla questione dell'impresa sociale, crediamo che se ne possa dare un primo quadro concettuale: Do you have any methods to prevent hackers? Sarà possibile elimi- nare non solo pericolose malat- tie ereditarie, ma saremo in gra- do di scegliere i geni dell'altez- za, delle capacità sportive o matematiche e elementi del ca- rattere È forse per quello che la gente si sta maman francaise porno escort girl thionville cando sempre più dalla politica? Telecoms will sodomie gratuite escort girl a toulon vibrant —NCC. It appears as if some of the written text in your posts are running off the screen. Potrebbe fornire pubblici servizi e in subordine pure quelli privati. In genere quelli che si autoattribuiscono una philia, sono consapevoli della pericolosità della propria passione, e dei rischi ine- renti. The camera will make the brightest of scenes look like it had been taken during an eclipse. Un desiderio, che non è solo quello hegeliano del- la mancanza, preso nella dialettica del sé e dell'altro, ma desiderio che è invece positività, pienezza di sé, creatività costante.

In realtà ci troviamo come in una sorta di passaggio tra Scilla e Cariddi. Da una parte lo stato, entità depotenziata dal punto di vi- sta ideologico dal liberismo, trova difficoltà a mantenere le pro- prie posizioni di "occupazione" della società.

In questo senso un ruolo importante viene rivestito anche dal personale politico, che appare fortemente inadeguato rispetto a trasformazioni tecnolo- giche di cui non percepisce il senso complessivo. Dall'altra i movimenti che, soprattutto sulle questioni relative ai diritti digitali, hanno una visibilità ben minore rispetto a quanto sarebbe necessario, anche per le caratteristiche sinusoidali del loro impegno e localizzazione soprattutto negli Usa.

Il primo grande problema, che apre scenari importanti nei prossi- mi mesi è quello relativo alla privatizzazione dei servizi di teleco- municazione. La tesi principale, brandita davanti all'utenza e av- valorata anche dal Garante dell'Antitrust, è che la scomparsa del gestore pubblico possa di per sé produrre un abbassamento ge- neralizzato delle tariffe, grazie ai meccanismi della concorrenza che verrebbe a stabilirsi tra i diversi fornitori.

Questa argomentazione non convince per una serie di ragioni. Innanzitutto perché privatizzare significa solo passare da un mo- nopolista a controllo pubblico a un monopolista a controllo priva- to, il che rende lo scenario ancor più pericoloso. Ma anche la li- beralizzazione, se non viene accompagnata a misure in grado di garantire a tutti gli operatori l'accesso a costi ridotti alle infra- strutture essenziali e a un rigoroso controllo sulla formazione di oligopoli, non significa automaticamente apertura del mercato a fornitori plurimi, ma al più a un pugno di attori che, come per i de- rivati petroliferi, immediatamente dopo una prima fase di relativa concorrenza, raggiungerebbero facilmente un accordo genera- lizzato su tariffe e servizi.

Secondo, non è vero, che monopolio voglia necessariamente di- re prezzi alti e servizio scarso. Difatti molti Pto Public telephone operator sono Internet provider e forniscono accesso anche al di fuori dei propri confini Finlandia e al costo di una telefonata urbana Bt, Ft, Dt.

Negli Usa per lo stesso servizio in aree geografiche diverse si possono pagare tariffe diverse. Questo conferma che l'abbassa- mento delle tariffe per tutti è una chimera, ma sarà discrezionale in base alle aree geografiche e al tipo di utenza e servizi "a valo- re aggiunto" richiesti.

Come garantire allora a qualsiasi cittadino europeo, a prescinde- re dal suo livello di vita e dal luogo di residenza, un accesso ga- rantito a prezzi "calmierati" ai moderni servizi di telecomunica- zioni? Come garantire soprattutto un servizio universale? Pur ideologicamente travolti dalla deregulation bisogna ribadire il criterio di accesso garantito ai servizi a un costo abbordabile e con prestazioni di buon livello.

Come si pensa invece di espletare un servi- zio universale in una fase di liberalizzazio- ne? Già si parla di adeguare le tariffe per quelle utenze con traffico sporadico o con- centrato in certi periodi dell'anno, che co- stringono il gestore al sovradimensionamen- to delle strutture, in Italia calcolato in dieci milioni di utenti su circa trenta. Questo si farà aumentando le tariffe urbane e diminuendo quelle in teleselezione, ergo questa forma di liberalizzazione non porta all'abbassamento delle tariffe telefoniche, almeno non subito e non per tutti.

Chi chiede a gran voce le privatizzazioni potrà forse, sottolineia- mo forse, ottenere un abbassamento dei costi di facciata. Gioia che svanirà presto a fronte dell'imminente ribaltamento degli standard, che obbligherà a cambiare tutto quello che è stato ac- quistato finora, pena l'esclusione. In un attimo si perde tutto l'illu- sorio vantaggio, e allora chi terrà in considerazione gli interessi sociali?

Gli interessi sociali non generano profitti e quindi non in- teressano ai privati a cui in fin dei conti si sarà regalato un bene pubblico, senza ritorno di alcun genere.

Insomma la competizione abbasserà i prezzi? Forse, ma a certe condizioni. Si dovrebbero confrontare una pluralità di soggetti, messi tutti in grado di accedere alle infrastrutture essenziali e do- vrebbero esserci delle regole chiare, controllate a loro volte da strutture con finanziamenti e personale.

Nessuna di queste con- dizioni è data ora, né probabilmente lo sarà in un prossimo futuro. Questo rimanda a delle decisioni eminentemente politiche, a de- gli atti che stabiliscano quando e come la privatizzazione generi costi sociali non più sostenibili.

Sfumate le velleitarie ipotesi di un mercato di massa, i produttori e gli operatori stanno convergendo verso un più rassicurante mercato aziendale. Ora questo potenziale ha un urgente bisogno di uno sbocco di mercato sicuro. Evidentemenfe questa è una forzatura. Le tecnologie che stanno alla base sono state sviluppate per col- legare computer diversi e remoti, piegarli a un uso interno alle aziende con lo scopo di facilitarne il lavoro cooperativo, aumen- tare l'efficienza aziendale e la produttività individuale, denota co- me le originali ipotesi di sfruttamento della rete abbiano il fiato corto.

Questo sembrerebbe confermare la nostra fondamentale diffidenza verso ipotesi di imminenti mercati di massa per la co- municazione mediata dal computer, almeno finché questo avrà le sembianze, le difficoltà d'uso e l'imperscrutabilità delle mac- chine che conosciamo oggi, anche se molte cose sono cambiate negli ultimissimi anni. Per quanto si sia evoluto - il computer in generale e il pc nella sua versione casalinga - rimane uno strumento a supporto delle attività aziendali e non adatto al mercato di massa di tipo televisi- vo.

I ritorni economici per quanto riguarda Internet sono al momento individuabili in due specifici settori: Per quanto sfuggente chimera inventata da- gli uffici marketing cerchiamo di abbozzare una definizione di Intranet come l'utilizzo del- le tecnologie di Internet protocolli, program- mi utilizzate per pubblicare le informazioni internamente all'azienda, in modo da svilup- pare il lavoro collaborativo: Queste informazioni non vengono rese pubbliche, ma sono visibili solo all'interno della struttura aziendale.

È una sorta di Web privato. Questo uso improprio delle tecnolo- gie Internet trova sponda nel processo di ridi- mensionamento e polverizzazione delle grandi aziende con la conseguente necessità di operare con strutture più piccole e geograficamente disperse, nonché postazioni mobili. Questo comporta che i Web privati debbano comunicare fra di loro. Contestualmente è aumentata la disponibilità e la diffusione dell'lsdn e anche l'accettazione di servizi commutati ad alta velocità Frame relay, Smds, Atm.

Le grandi so- cietà vogliono spostarsi dalle reti dedicate costose e poco fles- sibili alle reti commutate pubbliche economiche e facilmente adattabili a nuove esigenze. Un mercato più ampio non potrà esistere finché non esisteranno connessioni ad alta velocità indispensabili per le applicazioni multimediali. Il bu- siness da qui a quel momento fino a cinque anni è solo Intra- net. L'utenza consumer finanzierà la creazione di queste struttu- re, che saranno sempre ad alto prezzo per questa stessa uten- za, ma cominceranno a essere abbordabili per l'azienda.

Netscape e Microsoft hanno fornito il software gratuito per naviga- re in Internet e questa strategia ha portato in due anni la Netscape a Wall Street, oltre a intrecciare collaborazioni con tutti i provider e i carrier telefonici. Negli ultimi tre anni i server di ricerca si sono ss moltiplicati e hanno notevolmente contribuito all'exploit delle cifre relative al mondo di Internet fornendo fino a ora un servizio com- pletamente gratuito.

Emblematica è la vicenda Yahoo! Insomma produttori e borsa han- no scommesso sul mercato, valutabile in otto miliardi di dollari nei prossimi due anni, dei servizi informativi aziendali che hanno alla base la tecnologia Internet collaudata e testata da milioni di utenti, di quel grande laboratorio tecnologico e sociale che è l'In- ternet pubblica.

Le ultime tendenze evolutive di questi ultimi due settori chiave rafforzano quest'ipotesi. Brow- ser che integrano un editor sofisticato per ge- nerare pagine Html Netscape 3 Gold trova- no un utilizzo coerente in mano a un impiega- to che inserisce le info aziendali per un server Intranet, piuttosto che per la creazione di ho- mepage personali. Search server veloci e basati su costose tec- nologie di punta che possono indicizzare mi- lioni di pagine Html nottetempo, creando da- tabase di parole per ricerche con tempi di ri- sposta di un paio di secondi, trovano una giustificazione per applicazioni più redditizie di tipo Intranet, che per meritorie ma gratuite attività di catalogazione per la libera naviga- zione.

Insomma non si ha nessuna intenzione di svi- luppare Internet, ma di utilizzarla come una sorta di mega betatester, per poi trarne profitti altrove. Come molte nuove tec- nologie, la società delle informazioni, di cui l'autostrada delle informazioni Ai è l'infrastruttura portante, viene promossa da chi, con grandi mezzi finanziari, scommette sui suoi successi.

Ma la Rete ap- partiene alla sfera pubblica, è soprattutto una questione di de- mocrazia e di diritti. È necessario rilanciare il dibattito sul suo ruolo e sulle sue fina- lità, per tre buone ragioni: Talvolta anche noi abbiamo tracciato scenari improntati a un eccessivo ottimismo riguardo alle autostrade dell'informazione. In realtà tutti, dall'ingegnere a chi stila le regole, progettano e pianificano su questo terreno avendo solo come punto di riferimento una visione sbilanciata versogli interessi forti.

Mentre un'Ai disegnata per migliorare la qualità della vita, piuttosto che creare nuovi voraci mercati, non è solo possibile, ma addirittura benefica. Questi "Full Service Network" non forniscono alcun servi- zio di e-mail, di bacheca elettronica e tanto meno di una qualsia- si forma di comunicazione persona-persona. Naturalmente l'Ai non avrà una sola identità, come il nome stes- so potrebbe suggerire.

Piuttosto, sarà una collezione di molte differenti reti. Nonostante questa oggettiva frammentarietà, determinate com- ponenti e determinati servizi saranno dominanti. In questo contesto è chiaro che molti "operatori" osteggiano la presenza di componenti alternative, come le reti civiche, reti co- munitarie e amatorfaji portate avanti da organizzazioni non-profit o da strutture autorganizzate.

In assenza di queste componenti l'Ai sarà probabilmente con- trollata dalle società comprese nell'elenco di quelle periodi- camente redatto da "Fortune", le quali la plasmeranno per i pro- pri profitti. Ci tratteranno come consumatori da bombardare piut- tosto che cittadini da connettere, per di più la scelta dei consu- matori sarà fortemente limitata dai monopoli, siano essi orizzon- tali carrier o verticali editori.

Il concetto di "puro e semplice trasporto", per cui i carrier non avrebbero controllo su, e non in- fluenzino cosa è trasmesso e da chi, è fortemente compromesso dalla recente deregolamentazione delle tele- comunicazioni in Usa e da analoghe proposte in via di approvazione in Europa. Se non in- terverranno fattori nuovi, entro dieci anni il concetto di "puro e semplice trasporto" scom- parirà. Questo interesserebbe anche le apparecchiature per l'accesso alla relè che verrebbero strumentalmente portate all'obso- lescenza rapidamente, obbligando i fruitori a rimpiazzarle o aggiornarle frequentemente per poter rimanere collegati Microsoft docet.

L'Ai vuole che il mercato spinga informazioni verso i consumatori, al contrario, una ben congegnata Ai dovrebbe permettere a ognuno di mettere le infor- mazioni "sulla rete" e ai "cercatori" di localizzarle e di tirarle fuori all'occorrenza.

I compratori dovrebbero in piena libertà, sfoglia- re, cercare, scegliere e comprare. Non ci sarebbe più bisogno di pubblicità e di conseguenza perderebbe senso il business di rac- cogliere, scambiare e abusare dei dati personali allo scopo di ri- cavarne un bersaglio per la pubblicità.

Ma, purtroppo, quella che intrawediamo non sarà una rete incentrata sulla libera scelta. Il grande business non è interessato a un mercato libero, ma piut- tosto a un mercato sotto tutela: Anche Internet non ne sarà immune.

Il World Wide Web originariamente era orientato alla scelta: Comunque, appena il Web è stato commercializzato, sono stati aggiunti meccanismi di forzatura. Molti siti Web commercia- li richiedono che gli utenti si registrino per ottenerne l'accesso. La registrazione allo scopo di "visitare" il sito regala al gestore l'indirizzo e-mail, come pure un'indicazione dei propri interessi, per inserire il nome in una lista di marketing diretto.

Se per Internet la cattura dei dati dei consumatori deve essere aggiunta a forza, molti degli strumenti cruciali dell'Ai verrebbero progettati sin dall'inizio a questo scopo.

In un "glorioso" futuro, il potenziale di raccolta dati sulle transazioni online sarà amplifica- to al massimo, creando servizi del tipo "Fermati e iscriviti", dove i clienti verranno adescati con prodotti o servizi attraenti ma vuoti, mentre i soldi veri verranno fatti vendendo le liste di questi clienti ad altre compagnie. Le legittime regole sulla privatezza dei dati e contro l'uso delle informazioni delle persone per scopi di cui non se ne sia preventivamente autorizzato l'uso sono avvertite come un ostacolo dal mercato e verranno presumibilmente osteggiate.

C'è un'alternativa a questa visione: Questo la renderebbe orientata alia scelta piuttosto che orienta- ta alla costrizione.

Potrebbe supportare forme di scambio diver- se dal consumo di prodotti. Potrebbe fornire pubblici servizi e in subordine pure quelli privati. Potrebbe migliorare la comunicazione all'interno. Potrebbe metterci in contatto piutto- sto che bersagliarci. In breve, potrebbe essere un po' più come la Rete civica metropolitana o il Minitel francese e meno come il Full service network di Time-Warner. I fornitori di infrastrutture potrebbero guadagnare con la connettività e la rivendita della banda piuttosto che con gioielli di zirconio, film e pizza.

Un tale sistema potrebbe generare un maggior valore complessivo in quanto contribuirebbe a migliorare lo standard di vita di tutti. Come ha evidenziato J. Barlow, si notano segnali per cui la visione delle corporation non incontra quella del pubblico. Sfortunatamente, ci sono anche segni che i dirigen- ti di quelle corporation sono troppo chiusi mentalmente per no- tarlo in tempo. SIAE Lasciamo da parte questi scenari distopici e concentriamoci ora su alcuni episodi, estremamente significativi, accaduti proprio negli ultimi mesi in Italia.

Già nel corso di più occasioni avevamo avuto modo di notare che in questo paese le trasformazioni giuri- diche relative al digitale marciano a velocità stratosferica e le re- centi novità sembrano proprio confermarlo.

Annunciata da una campagna pubblicitaria martellante, alcuni nuovi protagonisti della "cultura" italiana Salvatores, Abatantuono ecc. Il governo Berlusconi, nel novembre , anche per salvaguardare alcuni propri interessi legati al mantenimento dei diritti di proprietà intellettuale su autori quali Pirandel- lo in quel momento in scadenza , decide di ri- toccare la legge d'autore. Ne appesantisce fortemente le pene, trasformandole da ammi- nistrative in penali, e portando l'arco di prote- zione temporale sugli autori fino a 70 anni dal- la morte dello scrittore, in sintonia con parte della normativa europea su questo tema.

Nel contempo vengono introdotti una serie di articoli di legge, proprio per salvaguardare l'opera cinematografica e discografica contro le contraffazioni, che si incentra in particolare nell'ormai famoso art. Questo articolo in particolare al comma c di- ce: È punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la mul- ta da lire Il danno nei confronti degli esercenti, generalmente prove- nienti dall'area culturale prossima al movimento, è di decine di milioni ciascuno, con l'aggiunta, inoltre, di una serie di comuni- cazioni giudiziarie estremamente impressionanti e pesanti.

Al di là delle argomentazioni giuridiche specifiche che possono esse- re protestate in sede dibattimentale, e in particolare il riferimento a quel ai sensi della presente legge, che implicitamente dovreb- be permettere anche ai musicisti di poter usufruire delle partico- lari condizioni contrattuali che regolano l'opera editoriale non si capisce infatti per quale ragione il musicista sia obbligato a far timbrare le proprie opere, mentre lo scrittore no resta il fatto del- le pesanti conseguenze sociali che questo tipo di operazioni comporta.

Fin da ora difatti lo spazio di vendita di merci provenienti da tutta un'area politico-culturale, per comodità definibile come ruotante, ma non solo, attorno ai centri sociali, sarà fortemente limitato e ristretto. Tutti questi negozi di dischi, nati intorno alla passione, sicuramente non distribuiranno più prodotti non vidimati dalla Siae. Quanto accaduto, di fatto segna un pesante arretramento sulla battaglia relativa al copyright e soprattutto per quanto ri- guarda l'autorappresentazione culturale e politica.

Tutta una area infatti si troverà ad accettare questo pesante diktat, pena la pesante ghettizzazione dei prodotti, con conseguenze anche si- gnificative, per questo settore merceologico, su prospettive lega- te al reddito sociale e ai processi di autoliberazione dal lavoro salariato.

L'unica strada per potersi opporre a questo tipo di strategia con- siste nel negare l'esclusività dell'intermediazione rappresentata dalla Siae peraltro affermata chiaramente dalla legge del sui diritti di tutela e rappresentanza dei singoli autori. Tentare cioè di brandire la parola d'ordine della privatizzazione del setto- re.

Ma è questa una strategia a doppia lama, che vede già pronti a schierarsi in prima fila i forti interessi editoriali, per approfittare di un nuovo e lucrativo mercato, già previsto in forte espansione nel prossimo futuro. Dal ritirare i soldi col bancomat al fare un fax, dall'avviso di chiamata all'uso dei telefoni cellulari, dalla richiesta di rimborso della malat- tia alla patente, dagli acquisti fatti tramite carta di credito al rice- vere posta pubblicitaria, dal prendere un libro in prestito dalla bi- blioteca al passare la frontiera Tutto questo po- trebbe voler dire che partecipare alla moder- nità significa essere posti a forme di "sorve- glianza elettronica".

A questi atti della quoti- dianità bisogna poi aggiungere i problemi po- sti dall'uso delle reti informatiche, in cui, come è noto, la trasparenza comunicativa richiesta dalla "netiquette" di fatto permette anche a controllori di stato e privati di "ficcanasare" ad- dirittura sulle nostre opinioni personali e le no- stre abitudini. Pragmaticamente, negli Usa si è cercato di rispondere almeno a una parte di questi problemi inventando sistemi di critto- grafia a doppia chiave, l'amato Pgp, che tende a salvaguardare, almeno in parte, la riservatezza comunicativa.

Il controllo incrociato dei dati, ormai prassi abitudinaria di istitu- zioni governative e gruppi finanziari e di marketing privati, è ora- mai parte integrante della nostra vita, con possibili ricadute in or- dine a problemi relativi al controllo sociale. La paranoia distopica del Grande Fratello sembra quindi riprendere nuovamente forza. Anche in funzione dei dati appena segnalati, si è assistito in mol- ti paesi europei all'approvazione delle cosiddette leggi sulla pro- tezione dei dati o privacy, di cui ultimo atto è stata l'approvazione nel dicembre scorso della normativa italiana.

In realtà le leggi in questione, omologamente a quanto avvenuto in Canada e negli Usa, appaiono più che altro essere delle foglie di fico poste a proteggere più gli interessi dei gruppi privati e della volontà di potenza dello Stato che la necessaria riservatez- za degli atti privati dei cittadini.

E questo accade, crediamo, per l'ambiguità insita nello stesso concetto di privacy: Oggi, la razionalità del controllo ha compiuto un salto di qualità grazie al computer mat- ching, il controllo incrociato, una pratica che ha avuto inizio all'in- circa nel 1 negli Usa. Inoltre le nuove tecnologie possiedono una capacità autorafforzante e autoincrementante, tanto da tra- sformare il problema della sorveglianza stessa da politica in una con caratteristiche e modalità del tutto inedite.

Riassumendo, abbiamo quindi oggi due forme di sorveglianza elettronica. Da una parte quella governativa, insita nello stato- nazione e ulteriormente rafforzata dal suo sviluppo ulteriore: Una modalità, quest'ultima, che per garantire dirit- ti diffusi e distribuiti, ha accentuato il processo del controllo e del- la catalogazione.

Paradossalmente, seppur in presenza di un processo di ordine planetario in cui tende a essere messa in di- scussione la legittimità stessa dell'esistenza dello stato-nazione e quindi della sua forma novecentesca del welfare, assistiamo a un processo in cui il processo di accumulo di dati dei cittadini tende a incrementare, invece che affievolirsi.

Dall'altra parte, abbiamo una sorveglianza di tipo commerciale, un'esperienza per adesso soprattutto nordamericana, ma che: Questa ti- pologia di controllo è finalizzata al bombardamento commercia- le, grazie all'uso intelligente e selezionato in base a indici econo- mici, statisticamente elaborati in modo tale da trarre delle vere e proprie categorie sociologiche di acquisto, che a loro volta sa- ranno bombardate con pubblicità mirata e selettiva direct mail, junk mail, phone mailing eccetera.

Questo è un tipo di sorve- glianza relativo alla capacità di consumo, che va a comporre dei veri e propri profili elettronici, una vera e propria immagine digi- tale fatta di dati data-immagine con conseguenze significative sulle aspettative e prospettive di vita dei cittadini in carne e ossa.

I database vengono difatti venduti e rivenduti, tanto da creare un nuovo e lucroso mercato: Magicamente le poche figure devianti diventano coloro che non consumano, verso cui sarà plausibile ed economico l'utilizzo del- la violenza pura degli organi esecutivi.

Ed è una data-immagine che, al di là delle po- che assicurazioni formali che le leggi sulla cosiddetta privacy of- frono, morde in modo significativo il problema Presso definito dal concetto di privacy. Ormai, a causa della pervasività sempre maggiore rappresentata dagli strumenti elettronici, che manten- gono aperta la casa verso l'esterno, la stessa privacy appare un concetto che ha fatto il suo tempo, legata com'è alla preistoria della modernità.

Il concetto di privacy elaborato da Samuel War- ren e Louis Brandeis, come diritto dell'individuo a essere lascia- to solo, affonda le sue radici in un periodo storico, l'Ottocento, in cui è stata nettamente separata la sfera privata da quella pubbli- ca.

La casa veniva traformata in luogo dell' interieur borghese, staccata totalmente dal momento della produzione e in cui era possibile il godimento della merce e in buona sostanza della proprietà privata; ma oggi che la casa è sempre meno luogo del rifugio borghese e sempre più luogo della sorveglianza elettroni- ca, questo richiamo alla sfera intima della privacy appare ogget- tivamente una regressione alla modernità, a fronte del costituirsi del sé aggiuntivo, della data-immagine, caratteristiche dell'età digitale.

Richiesta dalla Convenzione di Schengen, accordo comunitario incentrato su operazioni di polizia e controllo alle frontiere, è sta- ta approvata la legge italiana sulla protezione dei dati e la cosid- detta privacy, che rimanda con una specifica delega al governo la definizione dei compiti e degli obblighi attuativi e la costituzio- ne di un ufficio del garante.

La legge difatti non offre alcuna copertura rispetto all'ingerenza dello stato, né a quella degli inte- ressi e delle agenzie private di trattamento dei dati. Basti pensa- re che si offre assoluta discrezionalità all'attività di accumulazio- ne dei dati da parte degli organi inquisitivi e di sicurezza dello stato e che nella gran parte dei casi non è necessario il consen- so dell'interessato. Per quanto riguarda la sorveglianza commer- ciale e privata viene data implicitamente possibilità di cessione dei dati personali, semplicemente comunicandone notizia al Ga- rante di controllo.

Infine - quasi a esplicita conferma del fatto la legge va soprattutto a costruire una botte di ferro intorno alla legittimità della raccolta dei dati anche personali - si afferma che non si ap- plicano le norme riferite ai dati raccolti precedentemente alla da- ta di entrata in vigore della legge o quelli il cui il trattamento sia iniziato prima della legge in questione.

Che parere dare quindi su questa normativa? Questa è una legge che non tocca se non marginalmente gli interessi privati di fare business sui dati dei cittadini e non limita in alcun modo la volontà di potenza dello stato attraverso i suoi organi di controllo sulla società. L'unico aspetto positivo sta nel fatto di riconoscere, con la sua stessa approvazione, che esiste il problema.

Una leg- ge che forse avrebbe avuto un certo senso se fosse stata appro- vata alla fine degli anni Settanta, ma all'alba del Duemila, sul cri- nale dell'avvento della società digitale, appare oggettivamente inadeguata rispetto alle sfide sociali e tecnologiche in atto.

Un primo aspetto che ci sembra di poter evidenziare è che, pur- troppo, la crisi della modernità ha fatto delle vittime, e tra queste i movimenti sono stati tra i primi a soccombere.

L'ideologia della fine delle grandi narrazioni, per brevità raccolte sotto la dicitura postmodernità, ha cominciato a mietere successi. La mancanza di una grande prospettiva unificante della trasformazione ha, da una parte, lanciato numerose intelligenze alla ricerca di nuovi percorsi e strade da esperire. Dall'altra, l'esito più immediato e percepibile, è un dato di caratte- re esistenziale, esploso con grande violenza proprio negli ultimi due anni.

Si tratta di un fenomeno di diffrazione delle coscienze e delle intelligenze, tutte orientate a ritagliarsi un proprio spazio di visibilità mediatica, e tutte tese a giocare un ruoto, per lo più da portaborse, all'interno del grande gioco detta "società deNo spet- tacolo". Ecco quindi l'improvviso protagonismo letterario di "scrit- tori'' giovanissimi, talvolta aventi come proprio universo vitale quello del movimento, a cui a man bassa ha attinto un'impresa editoriale in grave crisi di idee e progetti.

Ma ecco anche l'esplo- dere di un processo di vera e propria balcanizzazione delle co- scienze, che vede schierati tutti contro tutti, in qualsiasi luogo: È certo che la mancanza assoluta di un'etica comunicazionate sta facendo implodere certi usi e dinamiche dette rete stessa. Superata insomma la prima grande fase delta sua fondazione e successivamente del suo consolidamento, cose avvenute grazie al concorso delle intelligenze di tutt'ltalia, oggi la crisi sembra coinvolgere proprio l'uso "sensato" detta rete, il fatto in sintesi che la rete produca minor senso sociale di quanto ci si potesse aspettare, conducendo peraltro di riflesso atta rivalutatone di rapporti territoriali e locali, che sembravano messi in discussione in una fase precedente.

Come si supera questa crisi? Nel richiamare l'essenziale avverti- mento che, per fortuna, non esiste alcuna avanguardia che pos- sa offrire il giusto rimedio a crisi che appaiono più di carattere generale, al contempo cerchiamo di offrire una nostra ipotesi di lavoro su quanto sta accadendo. In primo luogo, crediamo corretto avviare una riflessione colletti- va sulle dinamiche più sotterranee che albergano in un certo uso delle rete, ponendo attenzione anche all'elemento dell'etica co- municazionate e alla produzione del senso sociale.

Dall'altro, il fatto che, oggi come non mai, la discussione appare verbosa e non collegata ad alcun progetto concreto. Insomma ci pare che si discuta tanto, anche con un livore straordinario, ma che al contempo non si voglia, o non si abbia, la capacità di spor- carsi le mani con dei progetti concreti, di qualsiasi tipo, che allar- ghino la sfera di produzione del senso sociale. È anche alla luce di quanto sopra che ci chiediamo quali siano state le cause che in Italia abbiano impedito la nasata di espe- rienze di base più avanzate rispetto atte esistenti.

Se da ima par- te qualche anno fa, c'erano dette buone premesse per la presen- za e la nascita di esperienze quali Cybernet ed Ecn, a tutt'oggi, come peraltro si leggerà su questo numero di Decoder, sono im- pensabili, almeno al momento, situazioni analoghe agli XsAAII Access forAlf tedesco e olandese.

Cioè di situazioni che, parti- te con dinamiche di movimento, sono riuscite a proporsi come dei servizi ad alto profilo tecnologico e, in assenza di un servizio pubblico adeguato, a costituire dei servizi con valenze di caratte- re generale. Per- ché per esempio in Germania e in Olanda, non in Inghilterra e Francia è da suggerire, nei fatti è accaduto che forme di impre- se sociali, pur all'interno dell'ambiguità intrinseca del termine, sono riuscite a nascere e a proporsi in maniera intelligente, co- prendo terreni d'interesse molteplici, dallo sviluppo ecososteni- bile, alla progettazione di ambienti con materiali "diversi", alla creazione di circuiti teatrali di valore pari a quelli "ufficiali", alla progettazione di imprese ad alta qualificazione tecnologica co- me per esempio Xs4all.

Varie sono le ragioni di questa maggio- re pragmaticità delle situazioni estere. Qui formuliamo alcune cause in ordine sparso, senza alcuna pretesa di sistematicità né volontà di trattazione organica, giusto a mo 1 di agenda: Prima di tuffarci nell'esperienza italiana riprendiamo l'analisi sul- le modalità di situazioni come Xs4all e consimili: Per esempio vengono messe in gioco delle pro- fessionalità di alto livello in progetti che possono avere un peso rilevante nell'economia dell'informazione di una determinata zo- na geografica.

Viene sottratto alle istituzioni il compito di "toglie- re ai ricchi per dare ai poveri", ovvero addossare agli acquirenti di servizi commerciali i costi della distribuzione gratuita di Inter- net all'intera cittadinanza.

Questo senza chiedere nulla, ma semplicemente diventando i gestori del progetto stesso. La nostra situazione è particolare.

Abbiamo infatti una forte pre- senza di soggetti che sono collocati nel punto alto dei processi produttivi moderni come dimostra l'inchiesta sui centri sociali, da noi pubblicata in Geografie del desiderio e inoltre proprio in- torno alle reti alternative circolano sicuramente capacità e pro- fessionalità di un certo livello.

Il problema sta nel fatto che tutti costoro viaggiano separati, atomizzati l'uno dall'altro, senza la capacità di saper pensare o progettare qualcosa che sia d'inte- resse e valore generale. A un livello minimale, il dibattito nato l'anno passato sull'impre- sa sociale, aveva secondo noi anche questo senso: O forse la di- scriminante del reddito va rivista con attenzione.

Lo stato welfarista è in grande trasformazione. Si definiranno diversamente compiti e sfere di attività e il grande di- battito è già iniziato da tempo, anche se subirà una sua accele- razione proprio durante i prossimi due anni.

Sicuramente la grande attenzione assegnata ultimamente al volontariato sociale è un segnale di grande importanza politica. Lo stato dismette sfere di attività conquistate durante gli ultimi settantanni e le de- lega, a costi minori, a soggetti giuridici e umani generalmente animati da dinamiche d'impegno sociale. Ecco quindi la nascita dell'idea del terzo settore realtà non solo italiana, è da dire , la legge apposita, che favorisce vere e proprie corporation del ter- zo settore come Adi e Arci, le iniziative di smantellamento della sanità pubblica in Lombardia, affidate da Formigoni a strutture d'impegno sociale d'ispirazione cattolica clientelare.

Crediamo che questo processo in corso, caratterizzato dalla sot- trazione allo stato di sfere di socialità e impresa, debba essere governato meglio. Proviamo a pensare cosa potrebbe succede- re se al centro di questa dismissione fosse posta la questione del danaro versato per la pensione. I progetti di Treu e Ciampi tentano in effetti di indirizzare la parziale dismissione di denaro "pensionistico" verso i soliti controlli del mercato finanziario e azionario, attraverso V escamotage dei fondi pensione.

Altro im- patto si avrebbe se gruppi numerosi di lavoratori decidessero di autorappresentarsi e pretendessero di ricevere in busta paga l'intero ammontare del salario, compresa la parte che viene ac- cantonata per la pensione.

In sintesi bisogna avere idea che è finita una certa idea di stato, come immediato e meccanico prodotto risultante dal conflitto tra le classi, mutuata direttamente da Hegel e Ricardo. Da Hegel perché è il processo dialettico del conflitto tra le classi che crea la forma-stato, da Ricardo perché la razionalità economica che informa l'attività dei soggetti e ne condiziona l'aspetto legislativo. Oggi questo schema sembra essere in difficoltà: Diversa invece la strategia dell'e- sodo che a partire dagli anni Ottanta numerosi soggetti hanno praticato in Europa in un ventaglio di posizioni fondate sul rifiuto: In una parola si sono resi indisponibili scegliendo la via della riven- dicazione anziché quella della sottrazione di sé alle istanze isti- tuzionali.

Del resto anche Deleuze in più occasioni ha evidenzia- to come il "nomadismo" sia stato ed è forse il tratto caratteristico dell'antagonismo soggettivo di questa fase storica. Quella mongolica è stata l'unica invasione invernale della Russia svoltasi con suc- cesso. L'attività nomade imponeva un non luogo della proprietà privata sulle terre e sulle donne; la supremazia militare derivava esclusivamente dalla velocità in battaglia ovvero dalla capacità di mettere "un mare d'erba fra sé e il nemico".

All'opposto, nei popoli sedentari si è assistito allo sviluppo di un senso religioso avviluppato sul'identità e tendente al fanatismo e un senso arti- stico talmente raffinato da rasentare la decadenza.

Allora, ritornando alla questione dell'impresa sociale, crediamo che se ne possa dare un primo quadro concettuale: Per sfuggire al- la volontà di potere e di sussunzione che lo stato, tramite la sua semplice esistenza, tende ad attuare, è necessario confrontarsi e agire su un livello tecnologico e di conoscenza dei saperi di al- to livello.

Insomma bisogna sapersi sporcare le mani costruendo progetti concreti, anche di alto profilo tecnologico, che diano da vivere a chi ci lavora, ma che al contempo rendano trasparente le ragioni e la necessità sociali a un'utenza più ampia.

Le risorse umane ci sono, come crediamo di aver dimostrato con la pubblicazione del questionario dei centri sociali. L'esperienza della modernità crediamo si debba esplicare nell'accettazione creativa di questa sfida. Bisogna riempire di senso sociale l'horror vacui della postmodernità. Ballarci nella sua casa di Shepperton.

Per noi Ballarci è una specie di punto di riferimento lette- rario e teorico, siamo cresciuti sui suoi libri e conoscerlo personalmente è stato molto appagante. La sua casa è molto semplice, una villetta a schiera con stanze non molto grandi tipo post-working class un giardino incolto sul retro. Vive solo e l'arredamento è semplice. Sui muri bianchi del suo piccolo studio solo tre fotografie: Ci accoglie con simpatia e ci mette in mano un bel bicchierone di whisky.

Dopo venti minuti siamo tutti abba- stanza carburati Qual è il tuo rapporto col il cinema? Data la situazione dell'industria cinemato- grafica in Inghilterra, che ormai è morta Natural- mente molto materiale doveva essere ta- gliato, ma da parte mia lo guardavo filma- re e prendere in esame parti del libro che 10 stesso avrei tralasciato. Molti giornalisti mi hanno di- mostrato la loro ostilità contro Spielberg; uno dei reporter del "New York times" mi ha detto: In realtà ha fatto un lavoro coscienzioso in- terpretandolo perfettamente dal punto di vista psicologi- co.

È un film artistico ma con un'epica hollywoodiana, uno strano paradosso Sono abbastanza esigente sui film di fantascienza, per esempio non mi è piaciuto quando è uscito. Dottor Stranamore era bellissimo, film spiritoso, troppo intelli- gente, troppo ricco, troppo tutto, surrealista a un livello e realista dall'altro. Mi è sembrato che Kubrik tornasse alla fantascienza vecchia maniera, a delle vecchie cose, non era riuscito a creare per il programma spaziale quello che era riuscito a fare sull'olocausto nucleare.

Tra l'altro è sta- to presentato nel , lo stesso anno dell'allunaggio. Mi diede l'idea di un filmato pubblicitario della PanAm.

La scena di apertura degli ominidi non mi è sembrata con- vincente Spielberg invece è come me, ha cominciato con la fanta- scienza, un certo tipo di fantascienza. Spielberg ha continuato, dopo Duel ha fatto un al- tro grande film come Lo squalo e poi Incontri ravvicinati, poi è inciampato con E. T, che comunque era un film mi- rato a un pubblico infantile, ma il suo miglior film è, secon- do voi?

Sta combattendo perché in Inghilterra Crash il film esca non tagliato, perché crede che sia un capolavoro. Non ti pare che tutta la voglia di censura, che abbia- mo sperimentato anche in Italia, sul film Crash derivi da una grande paura della "modernità"?

È la paura del cambiamento, del futuro, ma io ho sem- pre scritto sul "cambiamento", questo a partire dagli an- ni Cinquanta, quando vennero introdotti tutti questi ele- menti della modernizzazione: Sen- tivo un irresistibile bisogno di scriverci so- pra. Ho perseverato per dieci anni. Poi, natu- ralmente, è successo l'inevitabile Quando l'ho scritto Crash di certo non lo pensavo nei ter- mini di una novella morale, esploravo alcune tendenze, vicine al confine con la psicopatia, che parevano iscriver- si nel mondo che osservavo.

Senz'altro la situazione post assassinio dei Kennedy, la sensazionalizzazione della violenza stava diventando un elemento dell'immaginario popolare.

Vedevi quelle immagini durante le sfilate di mo- da mandate sui televisori, c'erano film come quelli di Gia- cometti, Mondo cane, sembrava di vivere in un mondo ri- valutato invece che in un mondo senza valori. E da quel feeling ho tirato fuori Crash. La prima cosa di cui questo paese, l'Inghilterra, non ha bi- sogno è il passato Wahrol quando è stato a Roma ha detto: C'è troppo passato qui, dobbiamo entrare nel futuro.

Infatti l'unico paese al mondo che ha avuto problemi con Crash il film è stata l'Inghilterra, noi ri- maniamo un'isoletta che non riesce a fronteggiare le sfi- de poste da questo film.

La maggior parte della gente che lo condanna non l'ha nemmeno visto, compreso il nostro ministro al patrimonio culturale Virginia Bottomley. La no- stra fuga verso la nostalgia rappresenta una profonda de- bolezza, è una paura che sta alla base della cultura bri- tannica. Sono i giovani che devono fare qualcosa per cambiare la situazione. Dove è uscito ed è andato bene, tipo in Canada dove è stato primo in classifica, e non ha provocato né panico nelle strade, né aumento degli incidenti, per quanto ne sappiamo.

Penso imme- diatamente all'elezione di Ronald Reagan a presidente degli Stati Uniti. Un attore di Hollywood, un uomo non molto intelligente, che non riesce neppure a separare la realtà dai film. Per lui la realtà sono ricordi tratti da vec- chie pellicole. La presidenza di Reagan ha soddisfatto la necessità degli americani di riscoprire se stessi, dopo l'in- cubo dell'assassinio dei Kennedy, l'epoca di Nixon e del Watergate, e il Vietnam. Di spendere, spendere, spendere, far aumentare il debito nazionale, prendere a prestito une.

Ted Turner, che è il distributore ha avuto un momen- to di panico ma si è ripreso Nel frattempo sarà sempre possibi- le assistere ai film dei vari Stallone e Schwartzenegger, dove nei primi cinque minuti muoiono cento persone sotto il fuoco di un mitragliatore.

Dov'era il ministro Bottomley quando facevano vedere questi film? A Cannes, al festival del cinema, ho notato le differenze culturali fra i vari intervistatori. Gli americani e gli inglesi chiedevano a Holly Hunter: Non c'è niente da spiegare. Per il guidatore francese la guida è un'espressione di potenza, d'aggressività, di sessualità. Sai qualcosa della situazione italiana oltre al nostro spericolato ed erotico stile di guida? Cosa ne pensi di Berlusconi e del rapporto tv e politica?

Avere un magnate della televisione come politico è una bella storia di questi tempi. La gente non vuole avere un politicante di vecchio stampo.

Finora, nel mondo occidentale, la maggior parte dei politici erano avvocati o gente esperta di legge Vogliamo qualcuno che sia post-McLuhan e che venga dal mondo dei media.

Come ho già ripetuto molte volte nel passato: Ci vorrà un po' prima che comprendiate a cosa sta portando questo cambia- mento Nell'era Reagan in Usa è ritorna- ta la ricchezza. Penso che gli americani non abbiano mai capito le critiche mosse loro dagli europei. E quando lo è diventato ho pensato: In America c'è l'idea che tutto sia mi- tologico, fantastico. La realtà non esiste! Solo i film di Hollywood sono reali. E forse anche Berlusconi è necessario per gli italiani.

Adesso non voglio fare troppe analogie storiche. Ma potrei farne una con il periodo di Weimar in Germania, o forse ci troviamo adesso nel periodo di Weimar.

Per le nazioni arriva sem- pre il momento del cambiamento. Forse Berlusconi è quel momento, forse no. Probabilmente non è l'uomo giusto, ma sicuramente è un segnale.

L'Italia non è come l'Unione Sovietica, intendo l'ex Unio- ne Sovietica, la Russia di oggi, dove c'è un livello della qualità della vita molto basso. C'è caos economico e la situazione è pericolosa. Quando la gente muore vera- mente di fame è pronta a tutto.

L'Italia settentrionale è in- vece ricca. La peggior cosa che potrà succedere è che l'Ita- lia venga trasformata in un gigantesco telequiz, che ba- nalizzi tutto. Ogni volta che vengo in Italia rimango stupito da come sta bene la gente, non solo i ricchi, ma in generale tutti, il che è una buona cosa.

La prima volta che ci sono stato, alla fi- ne degli anni Quaranta e in seguito negli Cinquanta Da noi grandi settori della popolazione sono poverissimi, specialmente se ci si allontana da Londra. Se andiamo nelle Midland o nel Nord, l'estrema povertà e la polarizza- zione tra ricchi e poveri è estremamente tangibile.

Ci so- no quelli che non hanno nessuna speranza e futuro e che sono in una situazione sfavorevolissima rispetto al resto della popolazione. Questo è molto pericoloso Secondo me la moltiplicazione del- l'elaborazione dei dati in tutte le sue forme, attraverso gli home computer, potrebbe ridare al romanzo la sua popo- larità. Quindi lo scrittore verrà trascinato da quest'onda informatica. Fra trent'anni, quando la realtà virtuale di- verrà accessibile ai più, cosa che sono certo che sarà, sarà una rivoluzione, sempre che la r.

Se fa fantascienza è la letteratura del Ventesimo se- Qual è il ruolo del romanzie- re nel tardo Ventesimo secolo e nel- l'era dell'eco- nomia dell'informazione e cosa accade quando l'e- conomia è totalmente dipendente dai flussi informa- tivi? Non faccio parte della generazione del pc, probabilmente ne sapete più voi di me. A 69 anni ti posso dire che ho passato quasi 50 anni a scrivere e a pensare come esse- re uno scrittore.

I miei primi scritti sono stati fatti quando ero a scuola e quello era il momento culminante dello "scrittore" del Ventesimo secolo. A quel tempo gli scrittori godevano ancora di vendite alte e rappresentavano la co- scienza sociale, avevano un'enorme autorità morale e un grande pubblico. Erano la coscienza della parte colta del- la civiltà occidentale, tutti, quelli seri, quelli semiseri e quelli popolari.

Adesso ogni cosa è cambiata. Ho assistito al declino di questo ruolo dello scrittore. Naturalmente si scrive ancora letteratura, ma poca gente la legge. E ha avuto dei su e giù, ma è praticamente diventata un passa- tempo per la minoranza e questi intellettuali non hanno più alcun rilievo per la società nel suo complesso, mentre invece molti scrittori della fine del secolo hanno avuto un peso enorme in questo paese, come George Bernard Shaw o H.

Wells che avevano un' enorme influenza du- rante la guerra, per esempio sul morale della gente. Al contrario, oggi, il romanziere viene sempre più margina- lizzato.

La cosa triste è che scrivere sta diventando una forma regionale e mi dispiace dover constatare quanti ro- manzi italiani, francesi, tedeschi vengono tradotti in ingle- se: È difficile per un romanziere come me visualizzare la fic- tion, rispetto al fumetto, il film e la tv.

È difficile per un ro- manziere come me immaginare che la fiction si estingua, perché la mia intera esistenza è trascorsa leggendola e scrivendola. Mi è impossibile pensare di vederla.

D'altra parte, c'è gente in America, dove la fuga dal romanzo è stata più estrema, specialmente gli insegnanti nelle fa- coltà di lettere, che dicono che ci sono studenti che non hanno mai letto da adolescenti e ne hanno perduto la ca- pacità e l'abilità di drammatizzare la scrittura nel teatro della propria mente.

È una capacità che hanno perduto. A meno che la impari quando sei giovanissimo non la impa- rerai più. Ci sono questi ragazzini che giocano a Street Fi- ghter II, 7, 8, 9 anni, che poi passano a videogiochi più avanzati Penso che ci sarà sempre un pubblico per i racconti scrit- ti, ma la maggior parte dei romanzi verranno adattati alla r.

Probabilmente il romanzo come lo conosciamo oggi diventerà una curiosità da specialista. Come si svilupperà la società in quanto macchina, con l'uso di nanotecnologie, droghe, letteratura e, ov- viamente, la tv, i computer, se questi diventano sog- getti letterari in se stessi? Ma penso che i miei figli vivranno in un mondo più interessante, radicalmente differente dal- l'odierno. C'erano pro- grammi molto limitati, trasmessi dagli studi di Alexander Palace e penso che adesso ci troviamo in una situazione simile.

Per quanto riguarda il panorama elettronico siamo appena all'ini- zio, non siamo neanche a metà, abbiamo appena cominciato. Dopo la Seconda guerra mon- diale, in tutto il mondo occiden- tale, la tv in dieci anni ha ucciso i film di Hollywood o li ha messi in serio pericolo. Ha ricreato completamente l'intera società occidentale e da allora ha sem- pre mantenuto questa posizio- ne. Solo una minoranza insigni- ficante di popolazione va al ci- nema. Latente vede i film in tv o in videocassetta, e ha comin- ciato a comprare pc e videoca- mere.

Tutto il processo di tra- sformazione della casa in stu- dio televisivo sta muovendosi rapidamente e si accelererà sempre più. Sempre più gente lavorerà a casa e vedremo l'av- vento del divano elettronico, del divertimento digitale casalingo e di sistemi di memorizzazione complessi che domineranno la vita di tutti.

I giornali verranno faxati o stampati via fax, o tra- smessi dallo schermo tv e i gior- nali assumeranno un nuovo for- mato. Non ci sarà bisogno di stampare tutto il giornale, e si potrebbe ricevere un giornale solo con degli indici. Questi po- trebbero essere aggiornati con- tinuamente come un canale tv, che trasmetta notizie 24 ore al giorno. L'idea di una pubblica- zione datata 1 0 dicembre 1 , che costituisce un oggetto a se stante, potrebbe finire e i gior- nali potrebbe essere tutti in for- mato elettronico con la possibi- lità di selezionare gli argomenti che si desiderano.

Voglio solo le notizie sull'hockey su ghiac- cio, oppure solo quelle del- l'hockey su ghiaccio americano, o notizie sui film. L'utente sce- glierà gli argomenti che potreb- bero esser stampati su fax che si accumulerebbero via via sul tavolo.

Una volta che gli utenti saranno informati delle enormi banche dati a cui hanno acces- so, la gente intraprenderà una specie di nuova istruzione, ini- zierà ad andare a caccia in que- ste enormi banche dati Qual è la montagna più al- ta dell'Indonesia e come arrivarci in cima?

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